Il latte materno è
importante non solo per il nutrimento del neonato, ma
anche per trasmettere le difese immunitarie; inoltre
il contatto fisico, nei primi mesi di vita, durante
l’allattamento, aiuta la crescita psico-fisica
del bambino.
Fin dai tempi dei tempi, le donne che non potevano
allattare si organizzavano con le balie, oggi invece,
le cose sono molto più semplici, per sostituire
il latte della madre basta comprare il latte in polvere
disponibile nelle farmacie o perfino nei supermercati.
Il problema nasce, però, quando alcune multinazionali,
come per esempio la Nestlé, tanto per citarne
una marca nota, disincentivano, nei paesi del Sud del
mondo, l’allattamento materno con la pubblicità
del latte in polvere.
Ovviamente non c’è nulla di sbagliato
nel pubblicizzare il proprio prodotto, ma quando questa
pubblicità non rispetta le norme commerciali
stabilite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità
(O.m.s), che regolano il commercio del latte in polvere
per neonati, le cose si complicano.
La scorretta politica di marketing nei paesi del Sud
del mondo fatta dalle multinazionali provoca effetti
devastanti. Il latte in polvere è costoso e succede
molto spesso che le mamme povere siano costrette ad
allungare il dosaggio consigliato con l’acqua,
con il risultato finale che i bambini, lungi dal crescere
belli e robusti, diventano rachitici e sotto peso. Inoltre,
l’allattamento con biberon è fortemente
sconsigliato dall’O.m.s. e dall’Unicef in
mancanza di igiene come ad esempio la non sterilizzazione
del biberon; nei paesi poveri, l’acqua con cui
il latte viene preparato, è spesso non potabile.
Come conseguenza milioni di bambini muoiono per malattie
contratte a causa della denutrizione e della scarsa
igiene.
E’ pur vero che dopo la denuncia fatta, nel
1997, dall’Unicef e da molte ONG contro tutte
quelle aziende che commercializzavano latte in polvere,
non rispettando realmente le norme commerciali da loro
stesse siglate, molte multinazionali incriminate dichiararono
di essersi adeguate alle norme internazionali, ma purtroppo
non tutte come testimonia la denuncia fatta, nel 2003,
dall’autorevole rivista medica “British
Medical Jounal”.
L’Unicef e l’O.m.s. hanno dichiarato che
“Ogni giorno 4000 bambini nel Sud del mondo potrebbero
essere salvati dalla morte per malattie e denutrizione,
se fossero allattati al seno e non con il latte in polvere…Un
bambino allattato con latte in polvere è 25 volte
più a rischio di morire di dissenteria di uno
allattato al seno in posti in cui l’acqua non
è sicura”. Nonostante questo, molte società
produttrici di latte in polvere, pur di vendere i loro
prodotti, non si sono fatte, e continuano ha non farsi
scrupolo nel promuoverne l’uso con tecniche di
marketing irresponsabili.
Un particolare ringraziamento a; M. Alves Giannotti,
N. Piejaia, A. Taffi e G. Villani
|